Cronologia Neolitico Recente

Questa nuova cultura, molto più documentata e diffusa di quella precedente prende il nome dalla grotta di san Michele di Ozieri. In questa grotta si fecero importanti rinvenimenti costituiti dai materiali più tipici e caratterizzanti.

La diffusione di questa cultura è assi ampia e documentata in tutta la Sardegna, tanto da costituire la cultura più diffusa tra quelle che precedono la civiltà nuragica.

Una tale massa di documentazione può significare una crescita della popolazione e della sua ricchezza e, quindi, un grande sviluppo dell’economia.

Sembra provato dai dati antropologici anche l’arrivo di nuove genti che si unirono alla popolazione preesistente.

Quella di cultura Ozieri è un società molto varia ed articolata con  notevole capacità tecnica e probabile ed intenso sfruttamento delle ricchezze del suolo, sia in campo agricolo e pastorale, sia in campo minerario.

Gli abitati

Per quanto riguarda gli abitati, non si tratta solo di grotte e di ripari sotto roccia come nelle culture precedenti, ma anche di villaggi di capanne fatte di materiale deperibile (soprattutto frasche) di cui non resta nulla che permetta di individuarne la forma, se non qualche fondo. Di questi villaggi all'aperto restano molti frammenti ceramici e strumenti litici, cioè resti comuni di  vita (messi in luce soprattutto dai lavori agricoli con gli aratri) che ne indicano la presenza in antico. Comunque i resti sul terreno non sono gli unici elementi che possono permetterci di farci un'idea dell'aspetto originario delle capanne. Delle notizie molto particolareggiate si possono trarre dalle stesse tombe ipogeiche (domus de Janas), nelle quali venivano spesso riprodotte le case dei vivi, con la manifesta intenzione di far trovare il defunto nell'oltretomba le comodità e gli usi che lo avevano allietato in vita.

Le tombe ipogeiche.

Il culto dei morti era fortemente sentito tanto che possiamo attribuire alla Cultura di Ozieri più di un migliaio di domus de janas, chiamate anche domus de sas fadas, che significa “case di fate/streghe. In alcune zone dell’Isola vengono chiamate forru o forreddu o furrighesos (forno, fornelli) o ancora conca o conchedda (per il loro aspetto di cavita, grotta). La varietà di queste grotticelle artificiali è straordinaria: da tipi monocellulari, di pianta rotonda o quadrata, si passa a quelli con poche celle in disposizione a "T" o a croce fino alle grandi proliferazioni radiali degli ambienti in schemi simmetrici o liberi. Le tombe provviste di nicchie, alcove, giacigli sollevati di pietra, con vasti ambienti rettangolari e soffitti architravati a spioventi o con soffitti sorretti da pilastri o colonne, evidenziano l'abilitò di maestranze specializzate. In alcune tombe vi è raffigurata una falsa porta, cioè il rilievo di una falsa porta o porta cieca con varie "mostre" o corniciature orizzontali o verticali e lo stesso architrave aggettante. Probabilmente si tratta di una specie di porta inferi, cioè una porta dell'al di là che si chiude per separare definitivamente il defunto dai vivi. come la casa dei vivi va difesa dall'azione dei cattivi spiriti attraverso il misterioso potere delle divine entità, così le stesse entità difendono la dimora sotterranea del defunto. Si tratta dei simboli, di ispirazione naturalista che si trovano scolpiti nelle tombe e che dovevano essere presenti anche nelle abitazioni. Il simbolo più comune è quello delle corna o della protome (testa) bovina, con cui si può intendere il toro o la vacca (la divinità maschile e femminile nello stesso tempo).  

Sedini - roccia dell'elefante Villaperucciu - Necropoli di Montessu Alghero - Anghelu Ruiu Porto Torres

Su Crucifissu Mannu

I dolmen.

La parola è di origine bretone e significa "tavola di pietra". Nella forma più semplice infatti il dolmen è costituito da una lastra di pietra messa di piatto su tre o più pietre messe di coltello (ortostati) che racchiudono uno spazio sottostante.

L’insieme doveva essere coperto da un tumulo di terra e pietre, delimitato e sorretto nella sua circonferenza da uno o più cerchi di pietre (peristalite).  

Le tombe a circolo.

Le più importanti di queste costruzioni si trovano in Gallura, soprattutto nel territorio di Arzachena. Si tratta di monumenti funerari aventi forma esterna di circolo di pietra e racchiudente al centro una cassetta o cista quadrangolare formata da lastre di pietra accostate. La tecnica costruttiva di tutto l’insieme è costituita essenzialmente da una serie di pietre infisse di taglio sul terreno allo scopo di reggere un tumulo di terra.  

I menhir

I Menhir (dal gallese maen hir – pietra lunga), noti anche come perdas fittas o perdas fichidas, sono costituiti da grossi monoliti di forma allungata eretti sul terreno. In alcuni casi sono scolpiti ed assumono la detta forma “protoantropomorfa”.

I menhir possono accompagnarsi a varie località o strutture di natura funeraria (grotte, ipogei e dolmen). È abbastanza comune anche il caso in cui i menhir, da soli o in gruppi, si trovino in aree di abitati. Per tale ragione la loro funzione non poteva essere solo funeraria, ma sono stati intesi dagli studiosi come collegati con antichi sentieri o crocicchi, quasi a protezione del viandante o come punti di riferimento visibili da lontano.

La ceramica.

L'industria ceramica di cultura Ozieri restituisce recipienti di grandi, medi e piccole dimensioni e talora anche minuscole. Si osservano in forme di vario tipo, ciotole emisferiche, tazze carenate, vasi a cestello, pissidi cilindrici, tegami bassi, vasi globulari, anfore con due o tre anse spesso a tunnel o canale sottocutaneo. Le superfici sono ben levigate, dure e lucenti, nero - lucide, grigie, brune, beige, avorio, gialle e di pasta a spessore omogeneo. Le decorazioni, in notevole percentuale, sono attivate con diverse tecniche. Si osservano:

L’arte figurata.

Appartengono alla Cultura di Ozieri alcuni idoli che, pur continuando inizialmente elementi tipici della cultura precedente, finiscono per discostarsene e dare vita ad una linea del tutto originale.

Il soggetto è ancora quello della figura femminile nuda (dea Madre), ma al precedente naturalismo si va sostituendo progressivamente una forma stilizzata, rigida e geometrica.

Elemento comune in questi idoletti, denominati “a placca”, è l’assoluta frontalità e staticità della visione artistica.