Cronologia

Il Paleolitico Inferiore

L’arrivo dell’uomo in Sardegna è ancora avvolto nel mistero. Esso può essere avvenuto nel Pleistocene, durante la glaciazione di Mindel (500.000 – 300.000 anni a.C.) o durante la glaciazione di Riss (250.000 – 120.000 anni a.C.) come suggerisce il rinvenimento in Sardegna di qualche resto di fauna fossile. È il caso del cuon sardus (un tipo di cane selvatico), della talpa tirrenicola, l’elefante nano, l’antilope, la scimmia, di un tipo di cervo (megaceros cazioti) ed in infine di un grosso roditore, il prolagus sardus, probabile progenitore della lepre. È probabile che durante i piccoli stadi della glaciazione di Wurm sia giunto in Sardegna dalle zone settentrionali d’Europa un tipo di foca, ancora oggi esistente ma in via di estinzione: la foca monaca.

A convincere della presenza umana in Sardegna fin dalla fine del II millennio a.C. hanno contribuito i recenti ritrovamenti nell'Anglona (Sardegna Settentrionale) di numerose tracce culturali appartenenti al Paleolitico Inferiore.

Si hanno vari utensili per taglio, raspatura o incisione, oltre ad elementi per armare bastoni, giavellotti ecc.: cioè raschiatoi corti e denticolati, poche punte e bulini, grattatoi, becchi e vari altri utensili caratterizzati da troncature. Tutti questi strumenti, prima del successivo ritocco sono stati ottenuti battendo ciottolo su ciottolo (tecnica percussione diretta). Il ritocco, cioè la rifinitura ottenuta con lo stacco di minuscole schegge, poteva ottenersi invece con la pressione su un'altra pietra o su un legno od osso. Poiché questi strumenti non sono rinvenuti associati con resti scheletrici, non sappiamo entro quale tipologia fisica sia da inquadrare l'Uomo che li produsse. Forse era di poco posteriore e più evoluto antropologicamente rispetto all'Homo abilis e rispetto all'Homo erectus.